38 gradi. Nell’aereo sapevo di non star bene, maledetta aria condizionata dei centri commerciali di Manila. 38 gradi che mi accompagnarono nelle prime 24 ore hongkonghiane. 38 gradi che ho diviso con Rober nella nostra minuscola stanzetta della Chungking Mansion. 38 gradi che durarono solo un giorno, come se il mio corpo sapesse che avevo bisogno di lui per godermi le 72 ore che mi aspettavano in questa nuova, pazza, verticale città. 38 gradi che, forse, mi hanno fatto delirare un po’, ed ecco qua il risultato: istantanee, sapori e rumori di un’isola única al mondo.
Arrivare ad Hong Kong oggi, non è certo emozionante come lo era fino al 1998, quando gli aerei atterravano nel vecchio aereoporto di Kai Tak, nel cuore della città. Allora, quando l’aereo stava per sfiorare il suolo, avevi già sofferto un mezzo infarto per aver quasi dato il cinque alla signora che stava tendendo i panni nel suo balcone, e un altro mezzo per credere che stavi per vivere il tuo primo atterraggio d’emergenza tra i taxi bianco e rossi che ti ricordavano vagamente la croce rossa…
